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giovedì 17 agosto 2017
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LINGUA SARDA


SA LINGUA SARDA


Fonetica

 

Elementi di fonetica
La bocca è la cassa di risonanza della voce e il principale organdi produzione di suoni. All’interno della bocca sono importanti: il palato e i denti, su cui si appoggia variamente la lingua, e le labbra, che possono aprirsi e chiudersi in modi diversi. Se l’aria fuoriesce dalla bocca si avrà un suono orale, se invece una parte fuoriesce dal naso, si avrà un suono nasale. Se le corde vocali vibrano si avrà un suono sonoro.
La posizione della lingua nella bocca serve a creare ulteriori distinzioni. Se la lingua è in posizione abbassata si avranno vocali aperte, se invece è alzata, si avranno vocali chiuse. Se la ligua si appoggia sulla parte posteriore del palato (velo palatino), si produrranno suoni velari, se invece si appoggia sulla parte anteriore o molle, si avranno consonanti prepalatali.
Anche il modo di rilascio dell’aria crea distinzioni importanti. Se l’aria fuoriesce con un’esplosione, dopo che le labbra chiuse si aprono di colpo, si produce una consonante occlusiva. Se l’aria non s’interrompe nell’uscita, ma viene rilasciata con le labbra accostate, o mediante l’accostamento dei denti e del labbro inferiore, si hanno suoni fricativi, cioè che producono un’effricazione. I suoni che combinano entrambi i modi d’articolazione si chiamano affricati.

LE VOCALI
Le vocali del sardo sono cinque, proprio come nella lingua italiana:
            a          e          i           o          u
Le vocali e, o, quando sono toniche, possono essere aperte (è, ò) o chiuse (é, ó).

LE CONSONANTI
Le consonanti del sardo sono :
b B      Ha suono bilabiale occlusivo in inizio di parola:
           binu                bidda              bolu
           vino                paese             volo
           - fricativo in posizione intervocalica mediana:
           àbili                croba
           abile               coppia
            - occlusivo in posizione aggeminata (bb):
            babbu          gobba
            babbo          gobba

c C     Ha suono velare con ca, co, cu, che, chi:
         contràriu       cumpostu
         contrario       composto
         - palatale con cia, cio, ciu, ce, ci:
         ciaffu           cioccolata     centésimu
         schiaffo        cioccolata     centesimo

d D     Ha suono dentale occlusivo:
         dannu          didu
         danno          dito
        - In posizione aggeminata preceduta dalla vocale a + dd (add-), all’inizio della parola, conserva lo stesso suono dentale occlusivo:
         addepidai      adderetzai
         addebitare     addrizzare         
        - In posizione aggeminata (dd) o preceduta dalla n (nd) ha un suono particolare detto cacuminale o invertito (suono che si ottiene rovesciando la punta della lingua verso il palato):
          bidda            nudda           pudda
          paese           nulla             gallina

f F       Ha suono labiodentale fricativo sia in inizio di parola che in posizione mediana, sia scempia che aggeminata:

            fragu               affittu             buffai
           
odore               affitto            bere

 

g G     Ha suono velare con ga, go, gu, ghe, ghi:

         gosu  
        godimento 
        - palatale con gia, gio, giu, ge, gi:
           giustesa
           giustezza
         - mediopalatale con glia, glie, glio, gliu:
          bìglia            conìgliu
          biglia            coniglio          
        - nasale mediopalatale con gna, gne, gni, gno, gnu:
           bagna
           sugo

 

h H     Non avendo alcuna effettiva valenza fonologica è unicamente impiegata per indicare il suono velare della c e della g, oltrechè in diverse esclamazioni:

         gherra          ahi!  ohi!       mah!
         guerra          ahi!  ohi!       ma!


l L      In posizione iniziale ha suono laterale alveolare:
         lama            leppa
         
lama            coltello

- un rafforzamento quando è aggeminata:

ballu            fillu
         ballo            figlio
 

m M    Sia in inizio di parola che in posizione mediana, scempia o aggeminata, ha sempre un suono bilabiale:
mama          meda
mamma         molto
 

n N     Ha un suono nasale alveolare. Subisce una lenizione quando è intervocalica e scempia, un rafforzamento quando è aggeminata: 
nieddu          mannu          sonnu 
nero             grande          sonno
 

p P     Ha sempre un suono bilabiale occlusivo sordo, sia in inizio di parola che in posizione intermedia, scempia o aggeminata:
 petza           piccioccu
 carne           ragazzo
 

r R      In inzio di parola ha sempre un suono vibrante e sonoro: 
         rana            ricchesa
         rana             ricchezza

- vibra alquanto quando  è aggeminata:
         perra
         metà

s S     In posizione antevocalica iniziale di parola ha un suono sibilante aspro o sordo: 
         saba
         sapa
         - in posizione intervocalica il suono si trasforma in sibilante sonoro o dolce: 
         bàsidu          caserma
         
bacio           caserma
        - Nel diagramma / sc-/ nelle forme sca, sche, schi, sco, scu il suono è sempre esplosivo come nella lingua italiana:
        basca           mùsculu 
        afa               muscolo

- Nelle forme sce, sci il suono diventa fricativo alveopalatale:
          pisci 
          pesce
 

t T     Ha sempre suono dentale occlusivo sordo:
         tana             telu              attesu
         tana             telo              lontano

 

v V     Ha suono labiodentale fricativo sordo in qualsiasi posizione: 
        velu             votu

        velo             voto


x X     Ha suono fricativo alveopalatale sordo:

         luxi               paxi             cìxiri 
        luce             pace            cece


tz TZ  Africata dentale sorda o aspra che esprime uno dei due suoni della z: 
         tzàcchidu      tziu
         scoppio         zio


z Z     Africata dentale sonora che esprime uno dei due suoni della z: 
         zigarru          zona
         
sigaro           zona

Fenomeni fonetici e convenzioni grafiche
Succede spesso che pronunciando le parole, non da sole ma all’interno di una frase, esse cambino leggermente la forma:
Scritto                                                    Parlato
Cali est?                                       cal_est?
Unu amigu                                     un_amigu
Immoi du fazzu!                              mo_du fazzu!

Le abbreviazioni di forma avvengono in tre condizioni diverse:

   - quando due vocali, una finale e una iniziale di parola, si incontrano; allora la vocale finale della prima parola cade;
- quando una vocale finale d’infinito verbale o di nome uscenti in –r + vocale si incontra con una vocale o con una consonante iniziali; allora cade la vocale finale della prima parola;
- quando un avverbio o un’interiezione o un vocativo sono impiegati come esclamazioni; allora possono cadere una o più sillabe.

Chiamiamo il primo fenomeno elisione. L’elisione è la caduta d’una vocale a contatto con un’altra vocale. Per segnalare l’elisione ci serviamo dell’apostrofo (’).
Ricorda dunque che l’apostrofo si deve utilizzare in sardo:
- dopo gli articoli su, sa, unu, una: s’áccua, un’amigu;
Attenzione! Ricorda che in italiano non si apostrofa mai l’articolo indeterminativo maschile uno: un amico.
- dopo i dimostrativi: custu, custa, cussu, cussa, cuddu, cudda: cuss’amigu, cudd’amiga.
- dopo alcuni pronomi e avverbi;
- dopo cali e cantu: cant’est, cal’est;
Attenzione! Ricorda che in italiano quale non si apostrofa mai: qual è?
- dopo gli ausiliari nel futuro e nel condizionale;
Attenzione! non si utilizza l’apostrofo in sardo dopo la preposizione de.

Il secondo fenomeno si chiama apocope. L’apocope è la caduta di una vocale dopo –r. Le forme apocopate non hanno bisogno dell’ apostrofo.

Ricorda! Quando una voce sdrucciola viene apocopata, perde l’accento grafico perché diventa piana.

Il terzo fenomeno è chiamato troncamento. Il troncamento è la caduta di una vocale o sillaba finale (o di più sillabe) in una parola che viene pronunciata con enfasi. Le forme troncate non hanno bisogno d’apostrofo ma restano sottoposte alle regole d’accentazione generali.
Ci sono dei casi in cui la riduzione di pronuncia non investe né le vocali né le sillabe, bensì le consonanti. Il caso più frequente è quello della preposizione de ma ricordiamo anche:
- la b, la d e la g iniziali dopo l’articolo o parole uscenti in vocale;
- la -t di terza persona verbale, che scompare nella pronuncia, “raddoppiando” la consonante che segue.


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