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venerdì 20 ottobre 2017
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LA STORIA


IL VECCHIO CENTRO


 

Il vecchio paese

Tratalias, o meglio ciò che di esso è in via di recupero, ai sensi della legge n° 1089/39 in base alla quale, in data 7 Febbraio 1997, il Soprintendente ai Beni Ambientali, Architettonici, Artistici e Storici per le province di Cagliari ed Oristano, ha dichiarato resti monumentali di particolare interesse storico-artistico, è un piccolo borgo della Sardegna, situato nella zona sud-occidentale della provincia di Cagliari, ora Carbonia Iglesias. Si trova nella regione denominata Sulcis, in una piana antistante il Golfo di Palmas.
Sulla data effettiva di creazione del paese non si hanno notizie certe, a causa della mancanza di fonti. E' probabile però che Tratalias sia sorta intorno all'anno Mille il paese come modesta borgata abitata, da allora stabilmente, in prevalenza da agricoltori e pastori.
Il paese sorgeva a 17 metri sopra il livello del mare. Si estendeva nella pianura a ridosso della golena del Rio Palmas lungo la strada provinciale Tratalias-Narcao, prendendo dunque un forma allungata a pianta irregolare come accade di frequente nelle zone meridionali della Sardegna.(inserire cartina sull’estensione del paese).
La parte più antica di esso è da ritenere quella situata attorno alla cattedrale romanica, ossia l’attuale Centro Storico. La sua struttura è stata mantenuta tale dal periodo medioevale in cui maggiormente il paese estese la sua espansione.
La campagna giungeva fino alle dimore del paese dalle quali era separata esclusivamente dai cortili-giardino di esse, is ortusu. Tutte le abitazioni del paese vecchio furono edificate in base all’architettura vernacolare, tipica della cultura propria della Sardegna meridionale erano case a schiera, dunque monofamiliari, costruite in massima parte su un piano. Avevano il cosiddetto affaccio diretto sulla strada mentre il cortile era situato nella parte posteriore della casa.
Per quanto le dimensioni dell’abitato non fossero ingenti, può essere proposta anche una classificazione in rioni-ceto: infatti, gli edifici di proprietà di famiglie benestanti, commercianti o proprietari terrieri, sono dislocate in massima parte nelle immediate vicinanze della cattedrale. Nelle zone più decentrate troviamo invece i lotti di dimensioni molto inferiori e con case modeste appartenenti ai ceti minori.
Si possono ancora ammirare le diverse tipologie abitative alcune delle quali già ristrutturate: la casa padronale del ricco proprietario, realizzata secondo la tipologia a palattu su due piani con ampie finestre abbellite da balconi in ferro battuto che aveva al fianco il portale che permetteva l’accesso diretto alla corte retrostante in cui erano presenti le lollas ; le case dei braccianti o del servo pastore e l’abitazione del minatore, ad un solo piano che crescevano col crescere del nucleo familiare.
La maggior parte delle case hanno mantenuta intatta la propria struttura originaria tradizionale, sia per tipologie che per materiali utilizzati, proprio a causa della consapevolezza da parte degli abitanti di dover abbandonare il centro; per cui essi non adeguarono le case alle esigenze moderne ed inoltre persero interesse a restaurare periodicamente le facciate, come avveniva di solito prima della festa patronale. Anche i materiali utilizzati, i ladiri, i solai sorretti da travature portanti in legno a capriata, spesso ginepro, sulle quali veniva sistemato prima l’incannicciato intrecciato col giunco su cui erano posati i coppi sardi. E ancora gli arredi interni con gli armadi a muro con le mensole in legno e i caratteristici caminetti sardi ad angolo sulla cui cappa si trovavano le mensole, per lo più tre, che fungevano da credenza quando il mobilio era ridotto al minimo nella maggior parte delle case. Sono tanti gli esemplari ancora visibili nelle case del centro storico alcuni dei quali anche finemente decorati con stucchi.
Una particolarità del vecchio centro: dalle caratteristiche tipologiche delle abitazioni site nel vico posto nella parte posteriore della basilica, si potrebbe ipotizzare che siano sorte in funzione della sagra di Santa Maria come case per i pellegrini altrimenti dette “Cumbessìas o muristènes”. Si tratta, infatti, di piccole dimore a schiera, basse, con poche aperture, ma soprattutto costruite vicino alla cattedrale dove si trovano per lo più le abitazioni dei ricchi possidenti. In riferimento a queste ultime si può invece porre l’accento sui due archi identici, uno dei quali si affaccia in Piazza Chiesa e l’altro sulla corte retrostante di una diversa proprietà ma che sicuramente un tempo, forse fino alla prima metà dell’Ottocento, appartenevano ad un unico nucleo familiare o forse ad un monastero, formando così una imponente casa a corte. Il suo nucleo centrale originario potrebbe essere individuato nell’abitazione, fino a poco tempo fa utilizzata come deposito; sull’architrave della porta principale vi è una iscrizione che attesta come nel 1655 la casa esistesse già, dato che proprio in quell’anno fu ristrutturata.
“Anche i borghi diroccati,
i ruderi più ruderi che sembrano senza vita…
si trasformano e assumono nuove sembianze.
E’ vero sono “vecchi” ma eccoli,
si risvegliano, sono gioiosi e pieni di vita,
hanno tanto da raccontarci e da insegnarci,
guardiamoli e ascoltiamoli…
proprio come le persone.”